Palinodia

In questa storia, non c’è nulla di vero: tu non andasti mai sulle navi compatte, agli spalti di Troia tu non giungesti mai.

Guerra ambientale giugno 12, 2008

Filed under: Articoli,Video — catcherintheriot @ 12:17 am
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Da un po di giorni penso a quest’articolo. Avevo in mente di scrivere qualcosa che introducesse e descrivesse adeguatamente il problema “scie chimiche”, quelle lunghe scie rilasciate da alcuni aerei e che persistono anche per ore, modificando le condizioni meteorologiche della giornata. Avrei voluto scrivere di quei ricercatori che in molti stati europei (italia inclusa) e del nord America stanno conducendo indagini sulla composizione e gli effetti delle sostanze emesse. Non si tratta di un fenomeno nascosto o difficile da osservare, essendo ormai l’irrorazione praticamente quotidiana, eppure questa tematica nella considerazione comune è ritenuta una leggenda metropolitana.

Negli ultimi mesi infatti, dopo un silenzio assordante da parte dei media persino a fronte di interrogazioni parlamentari, si sono moltiplicati gli interventi di discredito da parte di sedicenti esperti (fra cui radazioni giornalistiche del calibro di “focus” e “Vojager”) che hanno intorbidito la questione, minimizzando e negando l’evidenza di un fenomeno osservabile quotidianamente. Purtroppo pochi guardano il cielo con curiosità e la consapevolezza di dover affrontare un pregiudizio così annichilente mi impone una panoramica sulla guerra ambientale.

L’idea di utilizzare come strumento bellico l’ambiente è antica e già i romani usavano cospargere i campi nemici di sale al fine di impedirne renderli sterili. In realtà ogni guerra ha come principale vittima l’ambiente (basti pensare al Vietnam e all‘agente “orange“) e se nel 1800 una guerra richiedeva 100\150 anni per il ripristino del normale ecosistema oggi si parla di migliaia di anni. Lo sviluppo della tecnologia ha infatti esteso a dismisura il potenziale distruttivo delle armi arrivando a includere la definizione di guerra ambientale data dal generale Fabio Mini come “l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale come il clima, i fenomeni meteorologici, gli equilibri dell’atmosfera, della ionosfera, della magnetosfera e delle piattaforme tettoniche allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche, psicosociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione. Questa guerra- contina il generale Mini- si può avvalere di tutte le tradizionali forme di lotta armata, ma si concentra soprattutto sopratutto sulle nuove tecnologie e sugli sviluppi della guerra psicologica e dell’informazione che comprendono il cosiddetto denial: la negazione delle informazioni, dei servizi, della conoscenze, degli accessi alle tecnologie e agli strumenti di difesa e salvaguardia.”
Benchè la guerra ambientale sia stata bandita da una risoluzione ONU del 1977 molti stati hanno continuato a sviluppare le tecnologie che permettono di “possedere” l’ambiente. Si va quindi dalle esplosioni nucleari sotterranee lungo le faglie al fine di provocare tsunami o terremoti all’utilizzo di onde elettromagnetiche per influenzare o stimolare fenomeni meteorologici particolarmente estremi. A tale proposito si parla spesso di un progetto americano nato nel 1990 e diretto dall’Aeronautica e Marina militare USA: il programma HAARP, High-Frequency Active Auroral Research Program, con sede a Gakona, in Alaska. Ufficialmente lo scopo di questo programma è migliorare la conoscenza delle proprietà fisiche ed elettriche della ionosfera terrestre che possono riguardare i sistemi di comunicazione e di navigazione militari e civili. Sul terreno dell’area dove sorge la base a Gakona è installata una serie di 360 antenne in grado di trasmettere onde ad alta frequenza, in corrispondenza della fascia elettromagnetica terrestre, capaci di produrre circa 3,6 milioni di Watts di potenza di radio frequenza. Ciò è quanto dice il sito web ufficiale di HAARP che non deve aver convinto del tutto il parlamento europeo se nella ‘Relazione sull’ambiente, la sicurezza e la politica estera‘ (1999), si esprimeva così:

“HAARP – Un sistema di armamenti con effetti devastanti sul clima

Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP. Benchè invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare. La commissione deplora che gli USA non abbiano inviato nessuno all’audizione e non abbiano approfittato dell’occasione per commentare il materiale presentato. HAARP, il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (High Frequency Active Auroral Research Project) è condotto congiuntamente dall’aeronautica militare e dalla marina militare americane e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi vengono condotti addirittura in Norvegia, probabilmente in Antartide, ma anche nell’ex Unione Sovietica. HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali. Lo HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico. Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni. Manipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie…..Il sistema HAARP può provocare mutamenti delle costanti meteorologiche. Esso può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica. Un’ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. La ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo… A causa delle sue notevoli ripercussioni sull’ambiente, HAARP è una questione che riguarda tutto il mondo e bisogna anche chiedersi se i vantaggi di sistemi del genere controbilancino effettivamente i rischi. Le conseguenze ecologiche ed etiche vanno analizzate approfonditamente prima di qualsiasi altra ricerca e sperimentazione. HAARP è un progetto quasi totalmente sconosciuto all’opinione pubblica, ed è importante aumentare la consapevolezza di quest’ultima in proposito. HAARP è il proseguimento di cinquant’anni di ricerca spaziale intensiva di chiaro stampo militare, portata avanti anche nel quadro delle “guerre stellari” per il controllo delle fasce più alte dell’atmosfera e delle comunicazioni. Tale ricerca va considerata seriamente nociva per l’ambiente, con conseguenze incalcolabili per la vita umana. Nessuno è oggi in grado di dire con sicurezza quali possono essere le conseguenze di HAARP. La cultura della segretezza nell’ambito della ricerca militare dev’essere combattuta.”

Casomai ce ne fosse bisogno, ci tengo a sottolineare che gli unici “cattivoni” non sono gli americani che anzi sono in ottima compagnia: dal tg1 del 9 maggio 2007 abbiamo potuto apprendere che la russia è in grado di impedire la pioggia attraverso “12 aerei che hanno sorvolato il centro della capitale scaricando sulle nuvole un composto fatto di azoto, iodio e argento”, così come in questi giorni è stato detto più di una volta che le manifestazioni che si svolgeranno in Cina per le olimpiadi non saranno disturbate dalla pioggia.

Per concludere, la tecnologia di cui dispone oggi l’uomo è ben più potente di quanto ci viene dato a credere e le capacità che ne conseguono alle volte sono difficili persino da immaginare. Questo a mio avviso però non può ne deve essere una scusante per non porsi in modo critico davanti a ciò che i media continuano a descriverci come verità inoppugnabili. Che il clima sia in una fase di mutazione è fuor di dubbio, che la causa di ogni uragano, tempesta, ciclone, tsunami o terremoto sia nel karma avverso degli uomini è tutto da dimostrare.

fonti:

Owing the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata.” del Gen Fabio Mini pubblicato su limes nel novembre 2007
Intervista a Fabio Mini su Radio Base 21 febbraio 2008
Relazione sull’ambiente, la sicurezza e la politica estera” della Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del parlamento europeo.

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3 Responses to “Guerra ambientale”

  1. OnEmAnArMy Says:

    Molto molto interessante 🙂

    Il progetto HAARP è pero’ solo un “capro espiatorio”: bloccare telecomunicazioni, danneggiare motori elettrici ed apparecchiature elettroniche è fattibilissimo con strumenti domestici. ovviamente non in grande scala, si intende.

    Ma questo al TG non lo dicono 😉

  2. OnEmAnArMy Says:

    …ecco qui qualche piccolo esempio, dal costo proprio ZERO.

    http://www.amazing1.com/emp.htm

    in particolare cito : “low powered hand held pulse gun generates EMP electromagnetic pulses capable of de-programming and disrupting micro processor circuitry. Gun is built in a pistol configuration where the 8 “AA” batteries are housed in the butt section along with the push button trigger switch.”

    il che significa che con 8 batterie da 1.5V si possono distruggere circuiterie a microprocessore.

  3. Onesta Mente Says:

    onestamente.wordpress.com

    Ci innaffiano di sostanze tossiche ogni giorno e molti non ci credono anche se è evidente.
    Ci dicono di non credere alle cospirazioni, quando quasi ogni guerra della storia del è scoppiata grazie alle cospirazioni di gruppi di potere elitari.

    Una volta erano le aristocrazie guerriere a mandare la gente a morire.
    Ora sono le multinazionali.


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