Palinodia

In questa storia, non c’è nulla di vero: tu non andasti mai sulle navi compatte, agli spalti di Troia tu non giungesti mai.

Io voglio vivere. maggio 8, 2008

Filed under: Articoli — catcherintheriot @ 1:33 am

Abbiamo e stiamo attraversando strani giorni. Da tutte le parti vediamo e ascoltiamo segni di un cambiamento che sembra andare oltre la nostra capacità di scegliere. Ci dicono che le risorse scarseggiano, che Il petrolio sta finendo che il clima è impazzito e, come conseguenza delle tragedie di cui sopra, il cibo scarseggerà sempre più raggiungendo già oggi costi proibitivi per molti di abitanti del mondo.

Per non parlare delle “crisi monetarie”, capolavori per quanto concerne la gestione delle paranoie collettive.

Il problema sembra essere che siamo in troppi. I più non si sbilanciano a dirlo, lasciando alla propaganda “culturale” il compito di descrivere l’uomo come un insetto, parassita del meraviglioso pianeta di cui siamo parte. Il messaggio, scritto fra le righe e letto da tanti, è che se muoiono un po di negri, marocchini, cambogiani, cantonesi, tanto meglio: bocche in meno da sfamare, tonnellate di co2 risparmiate.

Ci si perde così in discussioni futili, simbolici suggelli di realtà immaginarie. Ma qual’è la realtà? Di petrolio, dicono i geologi, ne abbiamo abbastanza per andare avanti altri 30 anni con questi ritmi da nevrastenici. Cibo ne produciamo, dicono gli agronomi, abbastanza per sfamare 10 miliardi di persone. Peccato che buona parte di questo cibo serve per alimentare (non sfamare) le Mc mucche e i Mc chicken e da quest’anno per alimentare le automobili che ci porteranno al magamaxi centro commerciale dieci chilometri da casa. E il clima… be, la comunità scientifica non è così compatta sulle reali cause di quanto accade, senza contare gli strumenti a disposizione per l’influenza volontaria delle condizioni ambientali in funzione da 10 anni.

Mai come oggi la tecnologia può permetterci di lavorare meno e meglio eppure mai come oggi le nostre capacità cognitive sono impegnate quasi totalmente dalle varie attività lavorative. Il lavoro e la sottomissione al proprio ruolo assumono i connotati di una religione materialista in cui l’adepto sogna la “redenzione” senza uscire mai dalla paura della condanna di una scandalosa disoccupazione.

Insomma, per un verso o per l’altro la necessità di un cambiamento è evidente e la soluzione a tutti i problemi può essere talmente semplice da essere bollata con l’appellativo di “utopica” o talmente complessa da sembrare “irrealizzabile”. Tanti preferiscono credere che tutto questo non stia succedendo, che torneremo a pagare 500 mila lire per un affitto e 1800 lire la benzina e delegare la responsabilità delle proprie paure all’ordine e la disciplina. Altri diventano cinici e rassegnati e si auto assolvono in nome del così fan tutti, mentre altri ancora indossano la tunica mettendo in guardia (per non dire terrorizzando) gli stolti dell’imminente armageddon.

C’è un problema, è evidente, ma sembra più di origine “spirituale” che materiale. Siamo talmente confusi da non ricordare che non sappiamo ancora perché siamo vivi. A scuola come in chiesa insegnano che non c’è ragione anche se questo cozza con quanto intimamente intuiamo. La confusione dilaga e la parole cambiano il proprio significato: l’annullamento della volontà diventa tranquillità, l’edonismo felicità, la vendetta giustizia, l’amore sottomissione o prevaricazione, l’addomesticamento educazione.

Il problema è che ci sentiamo in gabbia e che di questa gabbia, pur essendone i costruttori non abbiamo idea di che fine abbiano fatto le chiavi. Non ricordiamo che siamo noi la chiave anche se una vocina insistente ci chiede con infinito rispetto e pazienza di fermarci ad ascoltarla.

Io l’ho chiamata la Scelta, e mai come ora mi chiede di prendere una posizione: vuoi vivere o preferisci continuare a non morire?

Non è semplice rispondere: in entrambi i casi le responsabilità sono importanti e ineludibili.

Penso però che voglio vivere, perché so che questa esperienza che chiamiamo vita include e va oltre la morte. Perchè il senso di ciò che sono mi sfugge: come un’amante giocoso quando corteggia il suo vicino so che la possibilità di afferrarlo sta alla mia capacità di accettare di essere amato, di essere compreso e quindi di accettarmi in quanto Uomo, non insetto.

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4 Responses to “Io voglio vivere.”

  1. Forletti Says:

    Vero, la confusione regna sovrana. Che sia sapientemente creata ad arte, o che sia il naturale risultato di decenni di relativismo, il risultato non cambia: l’uomo comune non sa più dove sia la verità e dove la menzogna. Consiglio la lettura di questa intervista al dott. Joe Dispenza, che in sintesi cerca di fornire un punto di partenza per ricominciare ad avere padronanza delle proprie idee.

  2. Ho trovato interessante il punto di vista di Dispenza anche se non lo condivido in pieno. Un po per questa visione megalomane di uomo creatore di realtà ma molto di più per la visione che da della fisica quantistica come di una scienza che ha capito tutto di se stessa. Bha, magari sono pregiudizi legati a what do you bleep e allo spirito di setta che emana, ma come “esperto” di quantistica preferisco il buon teodorani che almeno non ha la pretesa di “spiegarmi” come devo pensare.

    per la sincronicità consiglio questo articolo di pierluigi paoletti, molto simile a quanto ho scritto nel mio post ma decisamente più approfondito.

  3. Donnie Says:

    Il tornado in Birmania e il terremoto in Cina eventi casuali?

  4. OnEmAnArMy Says:

    ehm.. veramente la fisica quantistica non è una scienza che ha capito tutto di se stessa. anzi, vorrei citare Feymann, uno dei padri della meccanica quantistica :” Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l’avete capita.”

    La fisica quantistica non è altro che “un altro modo di vedere le cose”.. le stesse cose che fenomeni classici spiegano, ma in maniera diversa (senza scendere nel “noisio” o nella matematica più strana e moderna, potrei citarti esempi lampanti, tipo un pendolo, oscillatori smorzati, principio di indeterminazione posizione-quantità di moto, etc…).

    😉


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